Nel 1951 uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento riconosce il talento di un giovane francescano di venticinque anni. Le parole con cui Mario Sironi presenta Padre Costantino Ruggeri raccontano l’inizio di un percorso artistico nel quale fede e modernità si incontrano.
«Benvenuto, caro Padre Costantino, nel mondo dell’arte».
È il 1951 quando Mario Sironi rivolge queste parole a Padre Costantino Ruggeri. Il giovane francescano ha appena venticinque anni, si prepara al sacerdozio e coltiva una grande passione per la pittura. In occasione della sua prima mostra personale, a Milano, riceve un riconoscimento importante: uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento scrive il testo di presentazione delle sue opere.
Per comprendere come sia nato questo incontro bisogna tornare agli anni della formazione di Padre Costantino. Non ha frequentato un’accademia d’arte, ma fin da giovane manifesta una forte inclinazione per il disegno e la pittura. La sua curiosità lo porta a osservare gli artisti al lavoro, a sperimentare e a cercare un proprio modo di esprimersi.
Giovanni Mussio, nell’articolo Il prodigio di un artista senza scuola, racconta alcuni episodi di quegli anni. Nel convento di Busto Arsizio, mentre un pittore è impegnato nella decorazione della chiesa, il giovane frate sale più volte sulle impalcature per osservarlo e imparare. In seguito, durante il soggiorno nel convento del Sabbioncello, frequenta anche la casa del pittore Donato Frisia, a Merate.
Intanto, nella sua cella, si accumulano i disegni. Un giorno chiede al superiore alcuni colori e un pennello e trasforma una parete del chiostro in un grande affresco ispirato a un episodio dei Fioretti francescani.
L’opera suscita sorpresa e viene vista anche da Mario Sironi. Secondo la testimonianza di Mussio, il pittore ne rimane così colpito da incoraggiare il giovane francescano a proseguire: «Avanti! Avanti! Fra Costantino!…».
Quando arriva la prima mostra personale a Milano, nel 1951, Sironi torna a esprimere pubblicamente la propria considerazione per Ruggeri.
«Si dice nel duro linguaggio di guerra: bruciare le tappe», scrive all’inizio della presentazione, aggiungendo che Padre Costantino, nonostante la giovane età, è già un soldato di «due milizie, quella della fede e quella dell’arte».
Siamo nei primi anni del secondo dopoguerra, quando il mondo artistico italiano è attraversato dal confronto fra tradizione, nuove esperienze e linguaggi contemporanei. Sironi, che ha vissuto da protagonista molte delle trasformazioni della pittura del Novecento, riconosce nel giovane francescano una sensibilità lontana dalla semplice ripetizione del passato.
Osserva infatti che Ruggeri non appartiene alla categoria dei «nostalgici della vecchia pittura» e, attraverso la sua esperienza, pone una domanda importante: è possibile «essere moderni, cioè in ultima analisi creatori, rivelatori, inventori senza essere iscritti al monopolio ufficiale della modernità italiana»?
Per Sironi, la risposta si trova proprio nella ricerca di Padre Costantino. Non è necessario seguire le correnti dominanti per essere artisti del proprio tempo. Ciò che conta è l’autenticità della ricerca personale. Nel giovane frate riconosce «passione e d’acuto intelletto» e «un occhio fermo che precede un animo fervido».
Ma la presentazione di Sironi non è soltanto un riconoscimento artistico. Nella parte conclusiva il testo diventa quasi una lettera personale, rivolta direttamente al giovane francescano.
Il mondo dell’arte, scrive, lo accoglie «come un buon fratello, dall’anima pronta al tremendo cammino, alle strazianti avventure, alle profonde tristezze».
Sironi conosce bene le difficoltà della vita artistica. Sa che il talento non mette al riparo dai giudizi severi, dalle incomprensioni e dalle delusioni. Per questo avverte Padre Costantino delle prove che potrà incontrare:
«Dovrai aver coraggio. Sarai offerto inerme alla feroce critica».
Non è però un invito a rinunciare. Alle parole di avvertimento segue una dichiarazione di fiducia che dà il titolo alla sua testimonianza:
«Ma l’anima non soffre mutilazioni e la tua anima è viva e radiosa».
È un’espressione che restituisce anche il carattere umano di questo riconoscimento. Sironi non si limita a osservare le qualità pittoriche del giovane francescano, ma coglie nella sua personalità una forza capace di sostenere insieme la vocazione religiosa e la ricerca artistica.
La presentazione si conclude con un augurio particolarmente significativo:
«Alla Chiesa porti una intelligenza nuova di cui si gioverà per compiere una evoluzione di cui ha bisogno».
Sono parole che, nel 1951, guardano oltre la prima esperienza pittorica di Ruggeri. Sironi intravede nella sua sensibilità artistica la possibilità di contribuire al rinnovamento di un linguaggio di cui avverte il bisogno anche all’interno della Chiesa.
Negli anni successivi Padre Costantino continuerà ad approfondire la propria ricerca, passando dalla pittura alla vetrata, alla scultura e all’architettura sacra. La luce, il colore, la materia e lo spazio diventeranno strumenti attraverso i quali cercare nuove forme di espressione della fede.
Rilette oggi, le parole di Sironi ci riportano a un momento particolare della vita di Padre Costantino: quello di un giovane frate che muove i primi passi nel mondo dell’arte, senza ancora conoscere gli sviluppi del proprio cammino.
Sironi non poteva prevedere le opere che Ruggeri avrebbe realizzato negli anni successivi. Aveva però riconosciuto in lui qualcosa che sarebbe rimasto al centro della sua ricerca: il desiderio di esprimere la propria fede attraverso un linguaggio artistico libero, personale e contemporaneo.
E lo aveva incoraggiato a proseguire, accogliendolo nel mondo dell’arte con parole nelle quali il riconoscimento del talento si univa alla fiducia nella persona.